Settimana Santa a Taranto
Storie di Taranto

I riti della Settimana Santa a Taranto: una tradizione che dura da più di 250 anni

La Settimana Santa a Taranto è un momento di allo stesso tempo profondamente intimo, per la spiritualità del territorio, e immensamente folkloristico.

Cultura e tradizione si intersecano in una manifestazione in cui solo chi è presente può comprenderne l’entità e la portata emotiva.

La processione dei Misteri della Settimana Santa a Taranto è una tradizione che dura da più di 250 anni e si svolge nel Borgo Antico della città e nel Borgo Nuovo

La storia della Settimana Santa a Taranto

La tradizione della Settimana Santa a Taranto, come in tutto il Meridione, deriva da un’usanza “istituita” dalla presenza e dominazione spagnola.

La statua di Gesù Morto fu commissionata dal patrizio tarantino Don Diego Calò a Napoli nel 1703, ma solo nel 1765 il suo erede Francesco Antonio Calò le donò alla Chiesa del Carmine

Fu il patrizio Don Diego Calò nel 1703 a dare il via a questi riti, commissionando le statue del Gesù Morto e dell’Addolorata a Napoli.

Le icone erano presumibilmente poste in una cappella gentilizia nel Borgo Antico.

Calò riunì le varie confraternite religiose per dar vita al corteo, finché, nel 1765, l’intera manifestazione non fu delegata da Francesco Antonio Calò alla Confraternita del Carmine, ancora oggi una delle protagoniste e regalò le icone all’omonima Chiesa.

Altre statue furono poi aggiunte, ma nel corso degli anni e dei secoli, fino ad oggi.

Questo scatto del fotografo Cosimo Calabrese immortala la statua dell’Addolorata

Il quattro aprile 1765 per la prima volta si tennero i riti della Settimana Santa Tarantina: una tradizione che dura da 255 anni.

L’inizio dei riti

I rituali della Settimana Santa tarantina iniziano la Domenica delle Palme, quando la Confraternita del Carmine e di San Domenico organizzano un’incontro assembleare dei propri membri.

La festività, nella cultura cristiana, è ricordata come l’ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Infatti, come da tradizione, i credenti della città si scambiano ramoscelli di ulivo e foglie di palme intrecciate.

Attraverso alcune procedure interne vengono svolte delle gare per “aggiudicarsi” la presenza alle processioni.

Solitamente le gare hanno una base d’asta e l’intero importo viene devoluto per iniziative benefiche.

Giovedì Santo

Il Giovedì Santo è, nell’atto pratico, il secondo giorno di rituali dopo il Mercoledì delle Ceneri, giorno in cui, oltre alla regolare messa, avviene la fase preparatoria delle confraternite di Maria SS. Addolorata, San Domenico e del Carmine.

Durante la Messa in Coena Dominiba dodici confratelli vengono sottoposti alla lavanda dei piedi.

In seguito ha inizio la processione della Beata Vergine Addolorata, che parte dalla Chiesa di San Domenico, nel Borgo Antico di Taranto, e durante l’alba raggiunge la Città Nuova.

L’intero corteo religioso inizia e viene accompagnato dalla troccola.

Venerdì Santo

Questo rituale viene organizzato dalla Confraternita del Carmine e si svolge nel centro cittadino.

Verso le nove viene solitamente compiuta una breve sosta dalle Suore dell’Immacolata.

La durata si attesta sulle 15 ore, in cui i “perdoni” sono scalzi e camminano, portando le icone celebrative, in maniera lenta e coordinata, chiamata “nazzicata“.

I perdoni, insieme alle statue, sono i protagonisti del corteo. Confratelli del Carmine camminano scalzi durante le giornate di processioni

I perdoni

I perdoni sono le figure caratteristiche della Settimana Santa a Taranto, come i battenti in altre zone della penisola, essi sono riconoscibili per via del loro abbigliamento.

Vestiti di bianco ma con un rosario nero, con guanti, coperti in volto eccetto che per due piccoli fori all’altezza degli occhi, i perdoni portano simboli legati alla figura di Gesù, come una corona di sterpi, una cinghia che rappresenta le frustate.

Confratelli del Carmine, si muovono in coppie e già dal pomeriggio del Giovedì Santo compiono dei pellegrinaggi nelle chiese in cui è stato allestito l’Altare.

La loro presenza accompagna la Madre Celeste alla ricerca del Figlio durante il rituale.

Fra loro vi è la figura del “troccolante“, ovvero colui che porta la troccola e che, di fatto, chiude i riti della Settimana Santa quando bussa tre volte alla porta della Chiesa del Carmine con il “bordone“.

Chi siamoFederico D'Addato

Fondatore di Apuli, animato dal desiderio di raccontare la mia terra.

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