Paolo di Taranto
Storie di Taranto

Paolo di Taranto e l’alchimia nel Medioevo pugliese

Studi condotti dallo storico della scienza William R. Newman, relativi allo Pseudo-Geber problem, portano alla luce la figura di Paolo di Taranto, francescano e alchimista del XIII secolo, spesso purtroppo lasciato nell’ombra.

Nella sua opera “New Light on the Identity of Geber” del 1985, Newman indicò il frate francescano Paolo di Taranto come l’autentico autore della Summa perfectionis magisterii (opera tradizionalmente attribuita a Geber), convincendo presto, con la sua tesi, la maggior parte degli studiosi.

Amante della sua terra, della pratica, della natura, Paolo di Taranto è considerato, attualmente, uno degli alchimisti più importanti dell’epoca medievale pugliese.

Paolo di Taranto

Oltre i limiti dell’uomo: le pratiche alchemiche

Il desiderio di controllare la natura, la voglia di ottenere mezzi che possano variare il flusso della vita, la pretesa di non subire passivamente tutto ciò che accade sono invariabili che si ritrovano nella storia di ogni popolo.

La condizione esistenziale umana si caratterizza per essere debole di fronte ai grandi interrogativi della vita e desiderosa, per quanto possibile, di conoscere sempre di più.

In virtù di essa, l’uomo si sente spesso solo, abbandonato, come un viandante alla ricerca di continue risposte ai suoi infiniti perché, guidato dalla semplice lanterna della sua ragione.

Questa profonda instabilità, inquietudine, esorta l’uomo di ogni tempo a cercare di reagire tentando di oltrepassare, a volte, i limiti imposti alla sua natura.

Chiara espressione di tale desiderio si riflette nell’arte praticata dagli alchimisti.

Nella seconda metà del XIII secolo, l’alchimia intendeva indagare i segreti della materia fino a trasformarla.

Ciò non desta stupore se si riflette su come, in quel periodo, vigesse la convinzione che tutti gli elementi dell’universo fossero composti da una medesima sostanza, differente in ogni corpo solo dal punto di vista quantitativo.

Da qui, l’ossessiva ricerca della pietra filosofale, sostanza catalizzatrice capace di giungere al composto originario per trasformare metalli vili come il piombo in altri preziosissimi come l’oro, ottenere saggezza, immortalità, ricchezza.

In siffatto contesto, caratterizzato dagli studi di illustri personaggi come Alberto Magno e Ruggero Bacone, desiderosi di coniugare alchimia e aristotelismo, meraviglia e filosofia naturale, è possibile contestualizzare la figura di Paolo di Taranto.

L’alchimia nel periodo medioevale era un’arte quasi mistica

Alla ricerca della pietra filosofale

Theorica et practica”, “Summa perfectionis magisterii” e il “Liber de investigatione” sono tre importanti testi alchemici latini attribuiti a Paolo di Taranto, in seguito agli studi di Newman.

Nella sua opera “Theorica et practica” emerge l’amore per la sua patriain patria nostra, civitate Tarenti»), la voglia di ottenere risultati sperimentando, legando, analizzando varie sostanze ricorrendo a diverse operazioni di laboratorio.

Ripercorrendo alcuni aneddoti della sua vita, descritti mediante espediente narrativo dallo studioso Antonio Tagliente, ci troviamo inaspettatamente di fronte ad uno molto interessante.

In un giorno di mercato, il frate francescano, dopo aver assistito ad una falsa trasmutazione di un metallo vile in oro, decise di approfondire gli studi alchemici, avendo inoltre a disposizione il raro Liber secretorum de voce Bubacaris del medico ed alchimista al-Rāzī (vissuto nel IX secolo).

In particolare, da buon alchimista, ciò che spinse Paolo ad approfondire i suoi studi fu la curiosità che si accese in lui entrando in contatto con l’idea della composizione comune che accumunava tutti i metalli.

Secondo al-Rāzī, infatti, essi erano tutti composti di zolfo, mercurio e sale, in quantità e qualità differente, e per questo diversi per aspetto e proprietà.

Ridurre il metallo in particelle minime ed omogenee significava poterlo trasformare in una conformazione migliore, come l’argento o persino l’oro, semplicemente intervenendo sul legame tra le particelle costituenti.

Come scritto da Antonio Tagliente, in riferimento a Paolo di Taranto:

«nella sua mente si andavano così delineando, in modo sempre più nitido, i fondamenti di questa nuova conoscenza, con profonda convinzione che la mente umana potesse dominare la Natura e con grande fiducia nelle conoscenze derivate dall’esperimento»

Antonio Tagliente

Interpretare l’alchimia oggi

Nel corso degli anni assistiamo al diffondersi di una grande curiosità nei confronti della disciplina alchemica, chiaramente visibile nel vasto repertorio letterario e cinematografico che la vede protagonista.

Basta pensare al famoso romanzo “L’Alchimista” di Paulo Coelho o alla ricerca della pietra filosofale a cui si dedica il famoso maghetto Harry Potter (potagonista dei romanzi di J.K. Rowling).

Guidati da ciò, precipitosamente, potremmo circoscrivere l’alchimia a disciplina superstiziosa e fantasiosa, antica.

Eppure, una lettura diversa e critica di tale fenomeno potrebbe mostrarci l’altro lato della medaglia e farci riflettere su questioni davvero molto stimolanti e attuali, quali l’universale condizione esistenziale umana, il bisogno dell’uomo di trovare risposte che, anche in questo caso, sono il risultato di un movimento della ragione umana.

Opere sull’alchimia

Per sua vocazione, l’uomo desidera connettersi con la realtà circostante, in una dimensione attiva, fatta di precise leggi, ordini e regole, valorizzando l’aspetto pratico e l’esperienza.

Un microcosmo protagonista che cerca, con tutte le sue forze, di scoprire il più possibile, partecipando attivamente e direttamente alla realtà.

Fonti

R. Manselli, Magia e stregoneria nel Medio Evo, Giappichelli, Torino 1976.

M. Pereira, Paolo di Taranto al crocevia dell’alchimia medievale, in I francescani e le scienze, Atti del XXXIX Convegno della Società Internazionale di Studi Francescani, CISAM, Spoleto 2012, pp. 141-185.

A. Tagliente, Frà Paolo di Taranto e la pietra filosofale, Scorpione Editrice, Taranto 2016.

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