taglio dei vermi
Tradizioni

Il taglio dei vermi: popolare rito per guarire dal mal di pancia

Il taglio dei vermi è un antico rito barese effettuato sui bambini per guarire dal mal di pancia.

Praticato tutt’oggi in alcune zone più tradizionaliste della città, esso consiste in precisi gesti e parole volti a scacciare i cosiddetti “vermi”, presenze demoniache presenti misteriosamente nell’addome del bambino e, pertanto, responsabili del suo malessere.

L’affetto che trascende le generazioni. Probabilmente una nonna e sua nipote che trascorrono tempo insieme

Il rituale del taglio dei vermi

Eseguito generalmente in tre sedute e, secondo tradizione, mai di domenica e di Pasqua, il taglio dei vermi viene eseguito da donne specializzate, segrete custodi di tale sapere e responsabili di non diffondere mai i dettagli conoscitivi e contenutistici di esso, se non ad altre donne fidate solitamente in punto di morte.

Solo in tal caso e solo a prescelte persone, è concesso spiegare il reale significato di ciò che viene pronunciato con le annesse intenzioni.

Dal punto di vista pratico, al bambino viene eseguito un massaggio pranoterapeutico, in modo da tranquillizarlo e sciogliere in lui ogni tensione, grazie alle buone intenzioni della mano calda con cui viene eseguito.

La mano, appunto, della “guaritrice”, desiderosa di attirare a sé ogni negatività e conferire profonda positività nel piccolo, con sincero affetto e benevolenza.

Il tutto accompagnato da parole esoteriche inconfessate, potenti bestemmie seguite da preghiere, vogliose di ristabilire nel “paziente” l’originale autentico benessere.

La “guaritrice” o “tagliatrice dei vermi”

Le sue origini e il legame con il Cristianesimo

Mario Contino, nel suo libro Puglia. Misteri e Leggende, dedica un paragrafo a tale tematica, ricostruendo le fasi in cui si svolgerebbe il rito, scomponendole in relazione alle fasi dell’antica leggenda pugliese, strettamente legata al Cristianesimo, da cui avrebbe origine.

Cristo Redentore. Via Pentima Rossa, Crispiano. Foto di Federica Pertoso

Secondo la leggenda, un giorno Gesù, nelle vesti di povero viandante, discese tra gli uomini e bussò alle porte di una dimora in cui viveva una coppia, chiedendo rifugio per ripararsi dal temporale.

La donna, inizialmente restia, infine acconsentì alla richiesta, convinta dal marito da subito d’accordo.

Tutti insieme cenarono con abbondante pesce, pescato con orgoglio dal padrone di casa.

Terminato il pasto, la donna cominciò a lamentare fortissimi dolori addominali a cui pose fine, misericordiosamente, Gesù, intervenendo ed eseguendo il rituale prima citato.

Il rito, pertanto, si divide in tre parti, durante le quali:

1. L'”ammalato” si distende con addome scoperto.

Tale fase rimembra l’evento da cui tale rito ha origine. Difatti, le parole pronunciate in dialetto barese sono le seguenti:

«Bun omn e triste donna,

La capr a l’pisc a Crist l’aist,

U cor senza fegt, u fegt senza rgnaun,

Taggh l’virm a chiss vagnaun (o a chessa mnen – se ragazza)»

traducibili nel seguente modo:

«Buon uomo e cattiva donna,

che solo la testa dei pesci a Cristo lasciasti,

Il cuore senza fegato, il fegato senza rognone,

taglia i vermi in questo ragazzo (o ragazza)»

Sull’addome della persona viene tracciato il segno della croce, accompagnato dalla recita di Tre Padre Nostro, Tre Ave Maria, Tre Gloria al Padre.

2. “La “guaritrice” ripete per tre volte la seguente frase:

«Taggh la chep o chep srpent»

significante «Taglia la testa al capo dei serpenti», in riferimento al diavolo.

Tale momento ricorderebbe quanto fatto da Gesù per guarire la signora.

3. Sull’addome del curato viene tracciato per tre volte il segno della Croce.

Tale gesto conclusivo rappresenterebbe, infine, un’implicita rinuncia al male.

Mani che stringono il Rosario, simbolo della salvezza e guida per la preghiera

Il rito dei vermi è il frutto di un patrimonio culturale legato alla nostra storia e alle nostre radici.

Un rituale carico di significato che ha contribuito a dare identità ad una terra e ad un popolo, desideroso di intervenire, attivamente e con i propri mezzi, per aiutare se stesso e l’altro.

Sono varie le credenze e le tradizioni tipiche della nostra terra, come fare attenzione a non farsi tagliare la strada da un gatto nero o a dedicarsi alle varie attività dell’agricoltura, non a caso, ma tenendo conto delle fasi lunari.

Gatto nero. Foto di Federica Pertoso
Luna crescente, ideale per la semina dei cereali e e la raccolta degli ortaggi da radice e da frutto.
Foto di Federica Pertoso

Una terra, la Puglia, carica di mistero, cultura popolare, tradizione e solidarietà concittadina-umana.

Fonti

M. Contino, Puglia. Misteri e leggende, Artebaria Edizioni, Martina Franca 2014.

N. Laricchia, Il misterioso taglio dei vermi: ecco chi ne ha ereditato la formula, Barinedita, 15-02-2013.

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