Alexandre Dumas
Storie di Taranto

Alexandre Dumas e la prigionia a Taranto che ispirò il Conte di Montecristo

Alexandre Dumas, generale francese e padre di Dumas, lo scrittore, fu imprigionato a Taranto, precisamente nel Castello Aragonese durante la sua faida con Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte, il generale che è stato “padronedel mondo per quasi un trentennio, ha avuto un particolare legame con Taranto, la città infatti, oltre che per la sua posizione strategica, si rese protagonista anche per alcuni eventi.

Il Castello Aragonese infatti venne utilizzato come sede di prigionia dei suoi oppositori.

Il Castello Aragonese è stato per lungo tempo sede della prigionia di Dumas. Foto di Federica Pertoso

Napoleone e Alexandre Dumas

L’imperatore, come è noto, non era famoso per la sua docilità ed il suo carattere mite, non sono infatti pochi gli esempi di ostracismo nei confronti dei suoi ufficiali.

Si ricorda infatti il rapporto con Thomas Alexandre Dumas che, dopo essere stato elogiato al termine del conflitto con gli austriaci, in cui venne definito “L’Orazio Coclite del Tirolo” dallo stesso Napoleone, si vide stroncata la propria carriera militare.

Lo scrittore e generale Choderlos de Laclos, che, per ironia della sorte morì a Taranto, descrisse Dumas come una figura dalle capacità belliche e umane incredibili.

Considerando il fatto che si parla del mondo del ‘700 e di un uomo nero, con vigore militare, essendo stato uno spadaccino addestratosi nella scuola di Saint-Georges il cavaliere, dal carattere irascibile e impetuoso, un elemento eroico nelle battaglie, sfacciato con i suoi ufficiali e amato dalle donne parigine.

Il 7 marzo 1799, tornato dalla campagna d’Egitto, con la corvetta La Belle Maltaise, nave più che usurata ed ormai malandata, si imbattè in una tempesta che lo costrinse a gettare in mare parte del suo bottino per diminuire il peso del mezzo ed agevolare il trasporto, come del caffé e dei cavalli arabi, oltre che a palle di cannone, viveri e corde.

Alexandre Dumas quindi fece in modo di far approdare il suo equipaggio verso il porto più vicino, Taranto.

La situazione a Taranto

Mossi dallo spirito rivoluzionario francese, anche a Taranto i repubblicani tennero delle sommosse e cercarono, riuscendoci, di sovvertire l’ordine costituito.

Il 21 gennaio infatti i ribelli avevano detronizzato re Ferdinando e anche Taranto aveva iniziato la sua età repubblicana, distaccata dal regno di Napoli.

Tuttavia Dumas trovò dei vessilli particolari una volta giunto in città, infatti, non solo era presente e sventolava la bandiera napoletana, ma su di essa vi erano applicati due vessilli: l’emblema dei Borboni e una croce.

L’esperienza rivoluzionaria tarantina infatti era stata sopraffatta e il cardinale Fabrizio Ruffo, di fatto, era il padrone della città.

Taranto aveva visto in pochi mesi moti e rivolte, tutte soppresse dall’esercito della Santa Sede Romana e da Ruffo, il comandante dell’armata.

Si intuisce come l’ufficiale ed i quaranta uomini con lui non ricevettero gli onori di casa, anzi, ebbero, da parte dei cittadini una pessima accoglienza.

I compagni di viaggio del francese erano abbastanza noti ai tempi, ed anche oggi, del suo equipaggio infatti facevano parte lo scienziato Dolomieu e Manscourt, il primo scoprì le Dolomiti appena otto anni prima e fu trasferito, su ordine del cardinale, a Messina dove fu rinchiuso in una segreta.

Dumas a Taranto fu costretto a vivere un periodo di quarantena nel lazzaretto, insieme ai suoi compagni, e poi fu mandato in una cella del Castello Aragonese.

Le torri del Castello Aragonese. Foto di Federica Pertoso

La prigionia di Dumas

Il periodo di prigionia fu particolarmente duro per l’uomo che, nonostante il suo vigore, ebbe dei tracolli fisici e psicologici dovuti dalle condizioni estremamente precarie nelle quali si trovava.

Molto spesso infatti gli fu somministrato arsenico, con l’intento di avvelenarlo, ma alcuni membri di associazioni segrete note come “Amici dei Francesi“, si adoperavano con metodi clandestini per dare l’antidoto all’ufficiale.

Foto di Federica Pertoso

Le gesta di questa figura, che sfociano nell’eroico, sono raccontate dai posteri e si attengono perfettamente alla descrizione che Choderlos de Laclos ne fece di lui.

Il giorno designato per il suo assassino, ovvero durante il suo trasferimento a Brindisi, era arrivato e il marchese Della Schiava andò a recuperare Dumas dalla cella, accompagnato da un drappello di suoi uomini armati.

Visto l’uomo e credendolo inerme, il nobile estrasse la spada e la puntò verso il prigioniero, ormai fisicamente provato dai due anni di prigionia e dai tentati avvelenamenti.

Dumas conosceva il destino che gli sarebbe toccato e, minacciato, afferrò un bastone e sfidò il marchese ed i suoi sgherri.

Come gli era capitato molte volte durante le sue esperienze belliche, si trovò da solo a fronteggiare un numero consistente di uomini armati ma, nonostante la sua cagionevole salute dovuta agli anni di reclusione, riuscì a sopravvivere.

Finalmente, dopo il 18 febbraio 1801, l‘armistizio di Foligno fra la Francia e Napoli, Dumas venne trasferito a Brindisi prima e ad Ancona poi, per tornare infine in Francia dove chiese il permesso a Napoleone per tornare ad abitare nella città della moglie Marie-Louise Labouret, a Villers-Cotterêts.

Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas figlio, scritto ispirato alla prigionia a Taranto del padre

Il Conte di Montecristo

Ha un retrogusto amaro la storia dell’eroe francese che, dopo aver vissuto in Patria l’abolizione della schiavitù ed aver combattuto per gli ideali di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza che ispirarono la rivoluzione del 1789, e per gli interessi della sua Nazione, soffrì enormemente per le condizioni inumane nelle quali era stato costretto a sopravvivere durante la sua prigionia.

Il 26 febbraio 1806, a 44 anni, morì di cancro.

Suo figlio, Alexandre Dumas, divenne un noto scrittore, pubblicando nel 1845 i Tre Moschettieri e, il 28 agosto 1846 rese nota una storia sul Journal des Débats, chiamata Il Conte di Montecristo dove il protagonista, Edomon Dantés mentre tornava a casa a bordo della sua nave, la Pharaon, viene imprigionato nel Castello d’If.

Il legame tra le due figure è evidente anche se, per amore, Dumas figlio concede a Dantés una vendetta tanto fredda quanto dolce dato che, dopo quattordici anni di prigionia, il personaggio riesce a fuggire e diventa il padrone del tesoro dell’Isola di Montecristo, per poi riprendere tutto ciò che aveva perduto.

Il “rivale” è identificato in Napoleone, probabilmente impaurito dal carisma e dalla figura del generale, ed il suo aiutante, l’abate Faria, è Dolomieu.

Fonti:

Il conte di Montecristo, Romanzo di Alexandre Dumas

Nel castello di Taranto la lunga prigionia del Conte di Montecristo

Dumas e la prigionia del Conte di Montecristo

Chi siamoFederico D'Addato

Fondatore di Apuli, animato dal desiderio di raccontare la mia terra.

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